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San Rocco

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Scritto da  | Pubblicato in: Il Santo Patrono

San Rocco

Le biografie più antiche di San Rocco sono: l’ “Acta breviora”, composta in Lombardia verso il 1430; la “Vita di San Rocco”, datata1478, del veneziano Francesco Diedo e la “biografia” anonima, attribuita a Gottardo Pollastrelli, amico e discepolo del santo. Grazie a quest’ultima, noi possiamo avere ampi racconti di San Rocco durante la permanenza a Piacenza ma racconti imprecisi sui fatti di Montpellier.

Rocco nacque a Montpellier, in Francia, nel 1346, da famiglia benestante. Restato orfano, non ancora ventenne, divise tra i poveri le proprie sostanze e partì pellegrino alla volta di Roma verso la sepoltura degli Apostoli. Egli fu il pellegrino per eccellenza e anche il suo abbigliamento, perpetuato dagli artisti, è tipico del pellegrino: cappello largo per riparare dalla pioggia e dal sole, mantello a mezza gamba, detto "sanrocchino" e in mano il bordone, cioè il bastone con appesa la zucca per l’acqua. Sul petto, simile a un ornamento, una conchiglia, che serviva per attingere l’acqua. Lungo il cammino si fermò ad Acquapendente, sulla via di Roma, si dedicò alla cura degli appestati, senza temere il contagio del terribile morbo. Da allora, in ogni città in cui Rocco fece tappa – Roma, Cesena, Novara, Piacenza – fu campo della sua carità verso gli appestati e spesso fioriva il miracolo. Anch’egli contrasse la malattia, si fermo a Piacenza, isolato da tutti, per non essere di peso a nessuno. Si dissetò con l’acqua di una polla e si sfamò con il cibo che ogni giorno un cane gli portava, lo strano comportamento dell’animale fu notato da un patrizio della città, che lo seguì nel bosco e scoprì Rocco. Quell’uomo caritatevole, il cui nome era Gottardo Pollastrelli, l’accolse e lo curò. Qualche tempo dopo un angelo apparve all’ammalato e lo guarì. Già il nome correva sulla bocca di tutti come prodigioso soccorritore di Piacenza, quando il Santo, guarito, volle riprendere la strada di casa, tornando a Montpellier. Nessuno lo riconobbe; anzi, venne scambiato per una spia e rinchiuso in carcere, dove morì cinque anni dopo, nel 1376.

Uno dei centri di propagazione del suo culto fu Ares, ove le sue reliquie sottratte nel 1399 a Montpellier vi rimasero fino a quando vennero trasportate a Venezia, dove la sua devozione fiorì in modo particolare. E fiorì anche l’arte, nella chiesa a lui intitolata e nella cosiddetta "Scuola Grande di San Rocco ", dove il Tintoretto, nel ‘500, dipinse le sue più suggestive tele.

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Ultima modifica il Giovedì, 31 Ottobre 2013 12:20

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